La nostra terra brucia, ma dobbiamo ricostruire

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Qualche giorno è stata data una lettura “criminologica” degli incendi che da tempo ormai attanagliano il nostro territorio. Sottraggono giorno per giorno risorse preziose all’ambiente, al paesaggio, rilasciando nell’aria enormi quantitativi di anidride carbonica. Sono molti i Soloni di turno che attribuiscono al caldo di questi giorni la causa scatenante di questi scempi che in realtà sono atti terroristici e/o criminali contro la natura e contro l’uomo.

Senza scendere nel tecnicismo di come e perché si innesca un incendio, è sufficiente accennare alla croce del fuoco per capire che occorrono quattro elementi affinché questa forma di ossidazione possa verificarsi, ad oggi continuano a manifestarsi tragicamente molti aspetti che direttamente e indirettamente derivano dal fenomeno degli incendi. E che hanno natura diversa. Ci sono molti studi psico – sociali sui piromani che dimostrano e spiegano i motivi per cui un soggetto decide di appiccare il fuoco. E se accanto a queste cause “primarie”, se ne aggiungono altre “secondarie, non può sottacersi sul fatto che se da un lato c’è carenza di risorse economiche, umane e materiali nell’assetto organizzativo – emergenziale di risposta e di lotta all’incendio: dall’altro ciò che si palesa assolutamente ingiustificabile è la mancanza di un adeguato servizio di controllo e monitoraggio di tutto il territorio. Senza tralasciare l’assenza di una cultura e di un’adeguata informazione su tali fenomeni e sulle loro conseguenze. Su questi ultimi aspetti è necessario disquisire ponendo delle riflessioni.

Esistono due leggi. Una a livello nazionale, la legge 353/2000. L’altra a livello regionale, la legge 38/2016. Con tali norme sostanzialmente, lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, inseriti nel “sistema di protezione civile”, hanno il compito di prevenire e contrastare l’innesco e la propagazione degli incendi boschivi e di interfaccia al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità e gli ecosistemi agricoli e forestali, nonché di favorire la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Sono dettate una serie di prescrizioni a carico dei proprietari, affittuari, conduttori, enti pubblici e privati nonché dei gestori di infrastrutture viarie e ferroviarie, di strutture ricettive e turistiche e dei conduttori di superfici agricole e forestali. Come si può facilmente constatare gli obblighi e le prescrizioni ci sono, ma la domanda nasce spontanea. Chi deve controllare? Con quali risorse economiche, umane e materiali? Ci sono poi gli obblighi in capo ai Comuni: aggiornare periodicamente con cadenza triennale (e all’occorrenza), le perimetrazioni relative al rischio incendi di interfaccia inserite nella pianificazione di emergenza comunale. Orbene, anche qui la domanda nasce spontanea. Si è provveduto a perimetrare le aree a rischio incendi? 

C’è altresì un ulteriore adempimento che è stato posto a carico degli enti locali. Ed a farlo è la legge 353/2000 allorché, nella fase di redazione dei piani e dei programmi di gestione, tutela e risanamento del territorio (quindi “Piano urbanistico generale”, “Piano comunale delle Coste”, “Piano di gestione del Parco naturale regionale “Litorale di Ugento”, etc.), il comune di Ugento tiene conto del catasto delle aree percorse dal fuoco, aggiornato annualmente. In particolare, entro il 30 settembre di ogni anno, gli Uffici comunali devono provvedere all’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco relative all’anno precedente. Tutte le aree percorse dal fuoco, sperando che non ce ne siano altre, e quelle che lo saranno fino al 30 settembre dovranno essere inserite nel predetto catasto. Ma perché è necessario aggiornare tale strumento?

Semplicemente perché tutte le aree che vengono interessate da un incendio non possono  avere  una  destinazione  diversa  da quella  preesistente  all’incendio  per  almeno  quindici  anni. E’ comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. In tutti gli atti di compravendita di aree e immobili situati nelle predette zone, stipulati entro quindici anni  dagli  eventi  previsti  dal  presente comma, deve essere espressamente richiamato  il  vincolo, pena la nullità dell’atto. Tali divieti nascono per contrastare l’abusivismo edilizio, che come noto è un fenomeno piuttosto diffuso.

Si potrebbero ora issare alte le bandiere del “facile a dirsi” o del “semplicemente inutile scrivere” da parte di coloro che sono stati investiti del compito di amministrare e che quindi dovrebbero ascoltare, accogliere critiche e suggerimenti. Dovrebbero soprattutto afferrare la mano tesa di quegli ugentini, e sono tanti, che vorrebbero e potrebbero fornire (gratuitamente!) le proprie competenze ed il proprio supporto per la crescita del territorio. Risparmiando quelle risorse che invece potrebbero essere destinate a contingenze più sensibili. Come si è già scritto, le nostre campagne non sono “regni del fuoco” ma bellezze che dobbiamo recuperare, curare e valorizzare. Un tesoro inestimabile che dobbiamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Le mani tese ci sono, ma deve esserci la volontà di “ghermirle”, perché il tempo trascorre e non si può più aspettare.

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