Sta meglio il bambino caduto in un tombino di Torre San Giovanni

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Una brutta avventura quella successa al piccolo turista che mentre passeggiava con i nonni sul lungomare di Torre San Giovanni, all’altezza del curvone del Porto Ausonio, è caduto in un tombino scoperto mal segnalato, causandosi una ferita lacero contusa che ha comportato l’applicazione di 20 punti, 10 interni e 10 esterni con una prognosi di 10 giorni.

Un fatto raccontatoci dal padre Gabriele raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, in seguito alla denuncia pubblica avvenuta sui social network da parte della madre, originaria di Casarano ma residente con tutta la famiglia a Torino.

Proprio per questo la querela nei confronti del comune, atto dovuto per poter tutelare la salute del bambino, è stata effettuata presso una tenenza dei carabinieri nel capoluogo piemontese, dove i genitori del bambino sono ancora a lavoro, aspettando le ferie che gli permetteranno di raggiungere il loro piccolo qui in Salento.

estratto-Querela-verso-Comune-di-Ugento

Come si legge nella querela:

in data 2 luglio 2022 alle ore 23,00 circa, mentre mio figlio passeggiava in località Torre San Giovanni, comune di Ugento, sul Lungomare Japigia in prossimità del civico 35, cadeva all’interno di un tombino profondo circa 60 cm con apertura in superficie di 40 x 40 cm procurandosi una ferita lacero contusa che ha richiesto l’apposizione di 20 punti di sutura tra interni ed esterni e 10 giorni di prognosi.
All’evento erano presenti… omissis…, nonni del bambino, nonché … omissis…, zii del bambino, tutti testimoni del fatto.
Intendo soprattutto sottolineare, comprovandolo con la documentazione fotografica allegata, come nella fattispecie ci si trovi di fronte ad una palese violazione dell’art. 40 del “Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della Strada D.P.R. 495 del 16.12.1992” che al comma 5 prevede espressamente quanto di seguito riportato: “Tombini e ogni tipo di portello, aperti anche per un tempo brevissimo, situati sulla carreggiata o in banchine o su marciapiedi, devono essere completamente recintati (fig. II.402)” e che pertanto i soggetti responsabili di tale violazione dovrebbero essere sanzionati nel rispetto dell’art. 21 comma 4 del DECRETO LEGISLATIVO 30 aprile 1992, n. 285.
Relativamente ai danni fisici e morali subiti da mio figlio mi riservo di agire in tutte le sedi opportune ai fini di ottenere il giusto risarcimento, ma chiedo alle autorità competenti di farsi parte attiva affinché in quel punto vengano rispristinate le norme di sicurezza dei pedoni cosicché nessun altro debba patire danni fisici a causa dell’inosservanza di norme inequivocabilmente chiare.

un estratto dalla querela

Acquisito il pare di diversi avvocati si apprende come in questi casi il danno economico non sia in sé la cosa peggiore, quanto la omessa eliminazione dell’insidia tale da provocare ulteriori danni ai cittadini, dimostrando plasticamente come il decoro urbano possa direttamente comportare danni alla salute delle persone.

Abbiamo provato ad ascoltare l’assessore ai lavori pubblici Alessio Meli che per primo ha chiamato la madre del piccolo per poter accertarsi delle sue condizioni e cercare di capire come sia possibile che un tale pericolo sia rimasto mal segnalato per così tanti giorni. L’assessore ha risposto alle nostre domande, dimostrandosi sorpreso quanto noi della condotta di chi ha piazzato quella transenna a segnalare il pericolo, mettendo nelle condizioni la pubblica amministrazione di subire conseguenze ben maggiori. Dobbiamo dare atto che anche il padre del bambino ci ha esposto come l’assessore Meli abbia chiamato senza alcuna intenzione giustificatoria, mostrando sincera preoccupazione. Un atteggiamento che anche noi abbiamo constatato, in una vicenda che effettivamente non riguarda direttamente la responsabilità del suo assessorato.

Sì perché se è vero come è vero che quel tombino è stato segnalato all’ufficio lavori pubblici il 22 giugno, è anche vero che la segnalazione tramite transenne è avvenuta in maniera totalmente errata, prevedendo in questi casi l’utilizzo di almeno 4 strutture che possano circondare completamente e in modo sicuro il tombino, così come previsto dal codice della strada e come giustamente riportato nella querela da parte del padre del bambino. Una domanda che abbiamo provato porre al corpo di Polizia Municipale di Ugento, che purtroppo in questo momento vede mancare il suo comandante, in licenza fino al 20 luglio. Proprio per questo non siamo riusciti a reperire informazioni chiare e dettagliate su quanto accaduto e su chi effettivamente abbia piazzato quella transenna, che a quanto pare fu anche spostata da un “ignaro” parcheggiatore che aveva pensato bene di spostarla per effettuare più agevolmente la manovra.

Quel che è certo che il tombino è rimasto aperto e mal segnalato dal 22 giugno al 6 luglio, giorno in cui la Damiani Costruzioni snc ha provveduto al suo ripristino, con un intervento avvenuto poco dopo la chiamata da parte dell’ufficio lavori pubblici del Comune di Ugento.

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