Non di solo mare vive Ugento. O non dovrebbe!

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Il prestigioso riconoscimento della Bandiera blu è certamente un traguardo di cui essere orgogliosi. Di cui vantarsi quando si interloquisce con i turisti o con i forestieri provenienti da altri territori. Un brand per attrarre turisti e investitori, creando come direbbero Philip Kotler e Gary Armstrong: «una risorsa più durevole dell’impresa, che vive più a lungo dei singoli prodotti e delle strutture; che identifica come valore in termini di percezione positiva dell’utente una realtà territoriale».

Nei giorni scorsi presso la ex chiesa di Santa Filomena è stata presentata una straordinaria opera titolata “Ugento Sacra”, frutto di un generoso e minuzioso impegno di ricerca storica portato avanti con competenza e passione dal nostro concittadino Luciano Antonazzo. Tra gli interventi, quello del nostro vescovo Vito Angiuli, al dì là dei richiami puramente tecnici sulla storia sacra e sulla metodologia di ricerca utilizzata dall’autore, mi è sembrato alquanto significativo per il riferimento alla necessità per il nostro territorio di “fare cultura” come strumento di progresso economico e sociale, non “essendoci in Ugento soltanto il mare”.

Prendendo quindi spunto da questa interessante e propositiva riflessione, ritengo che se da un latto sia corretto “vantarsi” di un traguardo cosi importante, dall’altro occorra concentrare tutti gli sforzi, si direbbe in un’ottica sistemica, per mantenere e continuare l’azione di miglioramento del territorio, della sua offerta culturale (che è notevole e probabilmente non ce rendiamo neanche conto!), di quei servizi ecosistemici che devono incontrare una fedeltà ed unità di intenti ormai essenziale per crescere in senso ecosostenibile. Crescita sostenibile non significa soltanto “posti di lavoro”. La sostenibilità implica un benessere che è ambientale, sociale ed economico; costante e preferibilmente crescente e la prospettiva di lasciare alle generazioni future una qualità della vita non inferiore a quella attuale. 

Occorre mettere a sistema tutti i beni culturali di cui disponiamo. Quindi l’augurio è che l’Amministrazione comunale possa quanto prima rendere fruibili i nostri beni, mettendoli a disposizione di tutti. Le sfide che abbiamo di fronte non sono facili. Proprio perché non sono facili è indispensabili approcciarsi proattivamente ai problemi con un coinvolgimento a 360° di tutti i centri funzionali della socializzazione. Occorre intervenire efficacemente in quella che un grande sociologo americano come Parsons  ha individuato come “struttura sociale”: famiglia, scuola, centri intermedi di formazione/educazione, Chiesa, associazionismo, etc. Gli interventi devono quindi essere concentrici, mirati e sistemici nel senso che devono agire insieme. Peraltro, la neuroscienza ha ormai dimostrato come ammirare un capolavoro, ascoltare della musica o contemplare un bel paesaggio attiva negli esseri umani l’area celebrale del piacere che può essere curativa per molte patologie. Alla cultura deve essere istituzionalmente riconosciuto un ruolo importante all’interno delle politiche di welfare. L’OMS identifica la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non meramente assenza di malattia”, estendendo notevolmente i fattori che concorrono al benessere individuale e sociale. La cultura è un fattore fondamentale per la promozione del benessere e della salute dei cittadini, in strategie nelle quali convergano azioni volte a favorire la partecipazione culturale attiva, il benessere psicologico, la coesione sociale e l’empowerment individuale e sociale. 

Un’iniziativa importante da promuovere anche nella nostra piccola comunità potrebbe essere la creazione di progetti per consentire ai più giovani di prendersi cura del proprio territorio. Non meri corsi di arte, ma azioni di programmazione serie e condivise per gite, visite, immersioni virtuali, esperienze di volontariato. Purtroppo è abitudine far veleggiare la cultura, perché è divertente e piacevole, ma quando se ne parla è quasi sempre noioso.

Bisogna quindi allontanare la noia, darsi da fare con una consapevolezza che spesso sfugge agli amministratori pubblici, che hanno l’esigenza di creare convegni e stati generali che spesso però non portano ad alcuna conseguenza pratica. E’ necessario che le molte associazioni di volontariato presenti ed operanti nel nostro territorio non si limitino a singoli eventi od anche alle sole “sagre” che pure fanno cultura. Devono essere veicolo di coinvolgimento e di partecipazione alla crescita civile e morale dei propri soci e della collettività, creando un nuovo spirito di comunità.

Chissà se l’occasione di questo articolo non possa essere uno stimolo all’Amministrazione comunale (in realtà è una proposta!) per la costituzione di una “consulta della cultura” con il compito di fungere da raccordo tra la pubblica amministrazione ed il variegato mondo delle associazioni culturali. 

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