100 anni fa moriva Cosimo Profico

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Domani ricorreranno i 100 anni dalla morte di Cosimo Profico. Il 15 giugno del 1922,
all’età di 32 anni, il giovane Profico, iscritto alla sezione ugentina del Partito Popolare Italiano
fondato l’anno prima dal prete caltagironese Don Luigi Sturzo, in piazza Colonna venne
barbaramente ucciso con quattro colpi di pistola alla nuca da un esponente della locale sezione del
partito nazionale fascista.
Sul piano storico, la vicenda è inquadrabile nell’ambito dei numerosi conflitti di lavoro registrati
durante il periodo del “biennio rosso”. Periodo che, in un clima politico e sociale particolare,
registrò circa 1871 eventi conflittuali con l’interessamento di circa 600.000 lavoratori. Quegli anni
furono contraddistinti da una forte spinta rivoluzionaria che animò l’ascesa delle Leghe contadine:
quella cattolica e quella o quelle di sinistra (socialista e comunista). I grandi partiti di “massa”
nacquero in quegli anni. Nel 1921 venne costituito il Partito Popolare Italiano con l’appello “ai liberi
e forti” di Don Luigi Sturzo. E sempre nello stesso anno a Livorno, al termine del XVII del Partito
Socialista Italiano vi fu la scissione della frazione comunista e la nascita del Partito Comunista
Italiano. Ritenuto ormai «indispensabile per la rivoluzione proletaria», capitanato da esponenti
quali Amedeo Bordiga, principale ispiratore ed organizzatore della frazione, il gruppo torinese
sviluppatosi attorno ad Antonio Gramsci, nei cui confronti Mussolini, una volta salito al potere,
dettò specifici ordini per “impedire a quell’uomo di pensare”; e all’Ordine Nuovo, esponenti del
massimalismo di sinistra e gran parte della Federazione giovanile.
Contrariamente a quanto accaduto in altri Comuni limitrofi, i contadini di Ugento e Taurisano non
optarono per la costituzione di una Lega contadina, anche perché (e qui, se vogliamo “osservare” il
fenomeno, si paleserebbe un certo parallelismo storico con i nostri tempi), le loro prestazioni
professionali si caratterizzarono per il basso costo con cui venivano fornite. Ciò avveniva anche in
quei territori ove le Leghe contadine ottennero una sorta di stabilizzazione dei salari. Il 1919, con le
nuove elezioni politiche, vide il successo dei nuovi partiti di massa, che quindi avevano quel
riconoscimento politico necessario per avvalorare le proprie battaglie politiche, economiche e
sociali. Presumibilmente per l’iniziativa del sig. Francesco d’Amore ad Ugento nacque la Società
dei lavoratori della terra, costituita da agricoltori sui quali incombeva l’obbligo della domiciliazione
nella terra dei Messapi. Lo Statuto dell’ente prevedeva una durata di 50 anni ed il perseguimento
di scopi sociali quali: difesa degli interessi morali e materiali della classe dei conduttori della terra
nel territorio di Ugento; la previdenza e la muta assistenza morale e materiale dei soci. Sulla scia
delle battaglie sociali mosse dal biennio rosso e dalla politica di sinistra che aveva favorito una
sorta di mini rivoluzione tra i contadini, ispirati peraltro dalla Rivoluzione bolscevica, i soci ugentini
della Società dei lavoratori della terra elessero come presidente il sig. Vincenzo Raheli il cui nuovo
indirizzo economico, (supportato dalle indicazioni dei locali Organi ecclesiastici: Mons. De Razza e
don Vito Marinuzzi!), ripulito da storture politiche, favorì un periodo di eccezionale attività tale da
destare la preoccupazione dei latifondisti. Se da un lato lo squadrismo fascista si rese protagonista
di episodi di violenza e di spedizioni punitive contro le Autorità cattoliche, dall’altro i “padroni delle
terre” iniziarono ad appoggiare il nascente Partito Nazionale fascista. Anche in Ugento vi furono
quindi dei moti popolari organizzati dalla Società della terra. L’annoso problema delle terre
demaniali del litorale portò ad un’occupazione delle terre stesse da parte di coloro che erano ormai
stanchi di attendere quella soluzione che si protraeva ormai da oltre un secolo. I contadini
occupanti e lo stesso Raheli finirono in carcere per alcuni mesi. La scarcerazione avvenne nel
febbraio del 1922. Si registrarono poco dopo altri incidenti tra proprietari e contadini, senza mai
tuttavia che vi fosse un’azione politica tale da garantire una pacificazione degli animi. È in questo
clima che Cosimo Profico, impegnato nella lotta per la distribuzione della terra del demanio ai
contadini, venne barbaramente ucciso in piazza Colonna con i quattro colpi di pistola alla nuca.
L’ascesa al potere di Mussolini non fece altro che decretare per motivi di pubblica sicurezza la
chiusura ed il fallimento della Società dei lavoratori della terra di Ugento.
La storia serve non a dividere ma a cercare ciò che unisce. Ugento merita di essere unita. Ugento
merita di crescere. Ugento ha bisogno di unità per affrontare il futuro e le sfide che ci attendono.
Dobbiamo solo convincercene. Ma non è facile.

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