Le belle persone rimangono nel cuore

Le belle persone rimangono nel cuore claudio marra e cancelliere cirò
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Nel corso degli anni, ogni comunità cresce e decresce allo stesso tempo. Nascono nuove famiglie e nuove persone. Altre ci lasciano e vanno via. È ciò che in tante occasioni si traduce nel fatidico: “questa è la vita”. Oppure, quando a lasciarci è una persona anziana rimasta vedovo o vedova: “si è chiusa una casa!”.

Eh già! canterebbe Vasco Rossi. Spesso dimentichiamo di interrogarci sul senso e sul valore della nostra vita. Personalmente credo che l’essenza stia nel donarsi e nel cercare quella felicità che sta dove stanno le persone a cui si vuole più bene.

Ci sono poi quelle situazioni, oserei dire “particolari”, che caratterizzano una comunità. In ogni tempo ed in ogni luogo. Sono quelle situazioni in cui concittadini dalla diversa storia e dalle più profonde differenze sociali, caratteriali, talvolta anche politiche ed economiche, quando abbandonano il presente per percorrere l’aldilà, lasciano un segno indelebile. Una sorta di impronta nella storia che spesso si dimostra di gran lunga più efficace ed importante, nel bene e nel male, per un quartiere, per un piccolo paese. Quindi anche per la nostra Ugento.

Non c’è un ugentino che non abbia conosciuto la figura del grande Claudio Marra.

Uno dei più bei ricordi di Claudio Marra, per tutti Lallo

In molti si chiederanno: ci ete quistu?

Si trascura che questo personaggio ugentino, nostro concittadino scomparso alcuni anni fa, altro non è colui che s’incontrava per strada, al bar, al campo sportivo, in chiesa, al supermercato, alle processioni, etc. Sono note le sue capacità di dirigere il traffico durante i lavori stradali, con pettorina indossata e paletta in mano. Il sig. Claudio Marra è semplicemente “Lallo”.

Una persona a mio avviso straordinaria, dall’umanità inestimabile. Di cui oggi, nei tempi che viviamo, abbiamo fortemente e urgentemente bisogno. Lallo è quella figura, umile e carismatica, che costituisce un sicuro elemento di socializzazione intesa come unione comunitaria. Sotto certi aspetti un esempio da intendersi come monito verso coloro che in ragione delle proprie ricchezze, per la verità solo materiali, quindi “povere dentro”, tendono a denigrare relegandoli nei bassi fondi della società. Eppure la storia ci dimostra che invece sono grandi davanti alla miseria umana.

Mi piace pensare che anche il nostro Lallo possa autodefinirsi, come Don Tonino Bello «capace di tutto, perché consapevole che, quanto più ci si abbandona a Dio, tanto più si riesce a migliorare la gente che ci sta intorno». È innegabile la sua grande forza nel migliorarci.

C’è poi un altro personaggio che vorrei ricordare.

Ci ha lasciati nei giorni scorsi. Impossibile che ci sia un ugentino che non conosca il cancelliere Franco Cirò. Persona dal grande profilo culturale e dalla profonda sensibilità che tanto ha dato alla nostra comunità. Devoto a San Francesco di Paola, anche il nostro cancelliere credo abbia attirato l’attenzione di ogni ceto sociale.

In molte delle nostre chiacchierate, non si poteva non percepire quel senso di spensieratezza e di serena conversazione che solo poche persone sanno dare. Mettendoti comodamente in ascolto, consapevole che l’occasione è ghiotta per crescere e conoscere.

Ero passato a salutarlo prima della Santa Pasqua. Avemmo una bella discussione e ci esternammo alcune riflessioni, personali e sulla odierna situazione. Non solo di Ugento. Rimasi ancora una volta sorpreso per la lucidità dei suoi ragionamenti. Ebbi quindi conferma che, come scrive il profeta Isaia, “la vecchiaia è corona del giusto”.

Le differenze tra queste due figure credo siano talmente chiare da non poter sfuggire a nessuno. C’è tuttavia un fattore comune che le tiene unite e che credo sia utile alla nostra comunità. La capacità di farci sentire uniti nel pensare di aver avuto l’onore ed il piacere di conoscere queste belle persone. Questi nostri concittadini che tanto hanno dato secondo le proprie possibilità e capacità. Senza mai pretendere nulla in cambio.

Alla tristezza di non poterli più incontrare si unisce il ricordo. Che è poi ciò che ognuno custodisce a proprio modo dentro di sé.

In effetti, non vi è chi non cerca di custodire gelosamente ciò che sente proprio, che lo far star bene e magari lo aiuta ad affrontare meglio le vicissitudini di tutti i giorni.

È vero che mi mancano gli incontri al bar o per strada con Lallo. Ed è altrettanto ineludibile che mi mancheranno le piacevoli chiacchierate con te, caro cancelliere Cirò.

“Confessarlo” pubblicamente sul nostro giornale credo sia semplicemente dire a entrambi un doveroso: grazie!

Grazie Lallo! Grazie cancelliere Cirò! Grazie perché nel vostro ricordo riuscite a farci sentire uniti, anche se un po’ più soli. Voi siete belle persone. Quelle che rimangono nel cuore. Il resto sono solo conoscenze.

Franco Cirò
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