Burgesi: una discarica dimenticata

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Probabilmente sarà poco noto che all’interno dello Statuto comunale di Ugento vi sia un articolo che ne disciplina le finalità ed i principi di azione. In particolare, accanto alla determinazione, nell’ambito dei propri poteri, di una politica di programmazione urbanistica e d’assetto del territorio che, previa attenta analisi ambientale, realizzi l’ordinato sviluppo delle attività economiche, produttive e socioculturali, salvaguardando e tutelando l’ambiente naturale ( in particolare coste, pinete, mare, dune, macchia mediterranea, etc. ) e il patrimonio storico, artistico, architettonico ed archeologico, vi è la tutela, nell’ambito delle proprie competenze, del diritto alla salute con particolare riguardo alla salubrità e sicurezza dell’ambiente e dei luoghi di lavoro. In tale contesto s’incardina il valore della democrazia ambientale accennato in un precedente articolo dello scorso febbraio. 

Ugento ha vissuto e vive il dramma della discarica Burgesi che tanto ha fatto e farà discutere, creando, come atteggiamento tipicamente italiano, un conflitto socio – ambientale che registra poi sul piano politico l’emergere di fazioni avverse: i favorevoli, i contrari e soprattutto gli “indifferenti” di gramsciana memoria.

Nel dicembre 2016 l’Autorità Giudiziaria informò i cittadini dell’archiviazione del procedimento per disastro ambientale. Sulla scorta di una relazione tecnica, comunicò altresì che i risultati analitici avevano dimostrato inequivocabilmente che nella discarica erano stati a suo tempo stoccati dei fusti contenenti PCB (policlorobifenili) che nel tempo avevano riversato parte del loro contenuto nei rifiuti e conseguentemente, nel percolato. 

Al di là delle considerazioni politiche, prescindendo dal mero “pettegolezzo di paese”, che ogni ugentino è libero e legittimato a fare, l’Autorizzazione Integrata ambientale che la Regione Puglia aveva già adottato nel maggio 2016, accogliendo peraltro una specifica richiesta del Comune di Ugento, prevedeva che il Gestore presentasse annualmente nel corso di un’iniziativa pubblica, da concordarsi con l’amministrazione comunale, i dati di monitoraggio di alcune parametri inquinanti. Dal giugno 2009 l’impianto è chiuso e sottoposto al regime post – gestione.

Nel gergo tecnico tale indicazione costituisce una “prescrizione”. Confermata nella successiva autorizzazione regionale, il cui iter istruttorio è terminato a seguito di una procedura di riesame con l’adozione di un nuovo piano di monitoraggio e controllo.

Sebbene vi siano due procedimenti AIA adottati dal Servizio Autorizzazioni Ambientali della Regione Puglia, rispettivamente nel maggio 2016 e nell’aprile 2017, né il gestore, né ben che meno il Comune di Ugento, a cui, stando alle dichiarazioni dei vertici comunali, tanto a cuore starebbe la “questione Burgesi e la salute dei cittadini”, non si è tenuta alcuna «iniziativa pubblica», quanto meno presso la frazione di Gemini, per presentare i dati di monitoraggio del predetto piano di monitoraggio e controllo.

Tale inadempimento avrebbe due risvolti. Il primo di carattere giuridico in quanto attiene esclusivamente al gestore della discarica che non ha mai adempiuto ad una prescrizione contenuta in un provvedimento autorizzativo rilasciatogli dall’autorità regionale. Il secondo di carattere politico – amministrativo che vale a disvelare l’assenza di una volontà da parte dell’ente locale che sia indirizzata a perseguire quelle finalità di governance che in maniera puntuale lo Statuto comunale delinea all’interno della sua articolata struttura normativa.

Sono molti gli interrogativi che devono essere posti. Se è vero, come è vero, che la presenza di una bomba ecologica di tal portata è causa accertata, non smentibile da nessuno che non sia in cattiva fede, di gravi forme tumorali e malattie respiratorie, non vi può essere chi non veda il cristallizzarsi di procedure e modi di amministrare tendenti a rendere poco chiari e trasparenti i processi decisionali. Non è sufficiente porre attenzione su problemi di tal drammaticità. E’ irrispettoso nei confronti di tanti concittadini che hanno registrato e registrano situazioni di sofferenza. Meglio ancora non basta se non si chiariscono il come ed il modo con cui si vuole tutelare un diritto alla salute, alla salubrità e sicurezza dell’ambiente garantendo il diritto all’informazione ambientale. Un diritto che aiuti a non dimenticare. 

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