Perché ad Ugento si continua a parlare dell’aeroporto?

Perché ad Ugento si continua a parlare dell’aeroporto?

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“la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”. Potremmo mutuare la celeberrima fase del film Fantozzi (1975 interpretato da Paolo Villaggio per la regia di Luciano Salce) per descrivere quello che sta succedendo in questi giorni ad Ugento. Ma non lo faremo. Proveremo invece a capire le ragioni profonde di una vicenda che ai più sembra grottesca.

Partiamo dalle basi: oggi raggiungere Ugento, terza meta turistica della Puglia, non è per niente semplice.

Se si decide di venire in aereo, scendendo a Brindisi, bisogna poi affrontare un viaggio fatto di scali e navette che, molto probabilmente, durerà più del tempo di volo impiegato per arrivare all’aeroporto di Casale.

Si potrebbe prendere un taxi, ma con un tragitto di 110 km di sola andata il conto potrebbe essere duro da digerire.

Se si sceglie il treno bisogna innanzitutto premunirsi di ceri, pazienza e tanta fede. L’alternative sono due:

  • prendere una navetta per la stazione di brindisi, poi un regionale per Lecce ed infine una “caratteristica” littorina fino ad Ugento, per poi trovarsi nel nulla di una stazione abbandonata. Tempo totale di percorrenza circa 5 ore.
  • L’alternativa è prendere la navetta che da Brindisi Casale porta a Lecce Foro Boario, a questo punto andare (a piedi) dall’altra parte della città per raggiungere la stazione di Lecce e riabbracciare la “caratteristica” littorina. Anche in questo caso parliamo di un tempo di percorrenza totale di circa 5 ore (comprese le attese).

Sono questioni annose, che conoscono bene sopratutto gli universitari pendolari del nostro territorio, costretti a veri e propri viaggi della speranza per potersi recare a lezione.

Se si ha poi il coraggio e la passione di voler arrivare ad Ugento con i mezzi pubblici, ci si imbatterà in un altro problema: come muoversi in un paese dall’enorme territorio (il terzo per estensione in tutta la provincia). Oggi, infatti, non esiste ancora un sistema coerente di trasporto pubblico che consenta ai turisti di muoversi su tutto il territorio comunale. Il risultato è che se un turista prende casa ad Ugento, non sa come arrivare in spiaggia.

È forse per questo che, la maggior parte dei turisti che affollano le nostre spiagge in estate, scelgono di venire con la macchina. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un paese di 10 mila anime viene improvvisamente attraversato da un flusso di centinaia di migliaia di persone, paralizzando, di fatto, un’intera zona.

E se volete capire cos’è l’inferno basta affacciarvi sul tratto di litoranea che da Lido Marini porta a Torre San Giovanni, ad Agosto, alle 20 di ogni maledetto giorno.

Ma la soluzione esiste, e udite udite, è già in costruzione. Si chiama metropolitana di superficie Martina Franca- Gagliano del Capo. Un’opera strategica che, attraverso l’elettrificazione della rete ferroviaria, permetterà di abbandonare le littorine diesel (a proposito di natura!).

Peccato che Ugento è, di fatto, tagliato fuori da uno dei più importanti investimenti della storia del Salento.

Il perché è presto detto: ancora oggi Ugento non dispone di una stazione ferroviaria degna di questo nome. Quello che abbiamo è un residuato bellico posto in aperta campagna, a metà strada tra Ugento e Taurisano. Un’immobile abbandonato e lasciato nel degrado più assoluto dove, ancora oggi, si chiama la fermata del treno alzando la mano, a mò di autostop.

Prova ne sia quello che è recentemente successo con i treni storici, una questione di cui abbiamo già parlato in un altro articolo.

La stazione ferroviaria di Ugento

E se qualcuno nutre ancora la speranza che la stazione possa essere spostata altrove, il maxi investimento da 180 milioni di Euro della metropolitana di superficie è il miglior modo per spegnere ogni speranza. È altamente improbabile, infatti, che FSE si imbatterà in altre spese dopo un’opera di queste proporzioni.

Ma seguendo le regole della comunicazione moderna, che consiglia di rilanciare all’infinito fino all’idiozia assoluta, si arriva a parlare di aeroporto: qual è infatti il modo migliore per non parlare di uno scempio? Semplice, inventarne un altro!

Ed è così che nascono le proposte fantasiose, come quella protagonista dell’ultima campagna elettorale, con una lista impegnata a promuovere un aeroporto internazionale, o quella dell’amministrazione comunale che, dopo il poco lusinghiero risultato elettorale avuto a Gemini, prova a riconquistare terreno con una proposta che potrebbe risultare campata in aria.

Potremmo anche tornare a parlare di cose serie, ma questo vorrebbe dire guardare in faccia la realtà, allora meglio parlare di aeroporti, tra un campari ed una frisella, preparandoci al prossimo corso per assistenti di volo.

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